Edizione 2025
Marina Zinzani vince la declinazione speciale Lettera a una donna con CGIL
La categoria speciale Lettera a una donna nata in collaborazione con CGIL è stata vinta da Marina Zinzani, con un racconto lucido e attuale delle difficoltà del mondo del lavoro. La lettera è stata interpretata da Cinzia Spanò e premiata da Nicoletta Daino, in rappresentanza di CGIL.
Gentile signora Giulia,
ricordo quella mattina, era lunedì, ed io avevo passato tutto il week-end cercando le parole giuste, quelle che avrei usato per lei e per altre due sue colleghe. Ricordo che la convocai nel mio ufficio, e lei arrivò, sorridente e timorosa, con quella certa ansia che si prova quando si viene convocati da un superiore.
Ricordo il colore della sua giacca, era bordeaux, aveva sotto una maglia a righe e portava i jeans. La sua età, 34 anni, non la dimostrava e vedevo che il suo carattere era solare, incline a creare un ambiente sereno sul luogo di lavoro. Era generosa quando c’era da aiutare una collega in difficoltà. Era disponibile agli straordinari, a lavorare anche il sabato. Eppure queste qualità, oltre ad essere un’impiegata precisa non le sono servite a mantenere il posto di lavoro. Perché così avevano deciso i vertici, quelli che guardano i numeri di un bilancio e la voce “Costi del personale”, sempre troppo alta per loro. “Il lavoro di due persone lo può fare solo una persona. Non è un problema nostro”.
Ecco, signora Giulia, io avevo ricevuto un ordine: tagliare il più possibile. Dovevo tenere le dueimpiegate assunte da poco che costavano meno e licenziarne tre, e lei era fra queste. Provai a dire con il mio superiore che si poteva proporle almeno un part-time. Il mio superiore sorrise. Si può sorridere anche condannando uno a morte. Mi disse: “Ci sono cinque addetti in ufficio, devono rimanere i due meno costosi. Non si discute.” Addetti e non persone.
Quando io, con imbarazzo, le dissi che i miei superiori volevano ridurre i costi, lei sbiancò. Gli occhi le si inumidirono. Sembrava che quegli occhi ripercorressero una situazione che sarebbe accaduta da lì a venire: senza lavoro, senza introiti dopo la Naspi, senza sapere come pagare un affitto. Lei si alzò, le mani le tremavano, era di un pallore spettrale e temetti un suo malore. “Mi dispiace”, le dissi e lei uscì.
Sono passati pochi anni da allora. Un giorno un superiore mi ha chiamato in ufficio ed ha fatto lo stesso discorso con me. Riduzione del personale. Anch’io licenziato. Solo che per me è stato diverso, ho trovato dopo mesi un altro lavoro, anche se lo stipendio è molto inferiore. Volevo dirle che avrei dovuto fare di più, impuntarmi con i capi, mostrare che il suo lavoro non era paragonabile a quello delle due nuove assunte, almeno insistere di più sul part-time. Ma non l’ho fatto. Si sta in silenzio, alla fine, per tenersi il lavoro.
Non ho saputo più nulla di lei.
Eravamo tutti sulla stessa barca ed avevamo paura.
Mi scusi.
Il suo ex direttore
Edizione 2025
I vincitori della XIX edizione del Festival delle lettere
La splendida cornice di Casa Schuster ha ospitato sabato 21 giugno Le Migliori Lettere, evento di reading e premiazione delle lettere più coinvolgenti iscritte alla XIX edizione del concorso.
Corinna Grandi ci ha guidati alla scoperta delle tante storie che i partecipanti hanno affidato a una busta da lettera; con lei tre ospiti d’eccezione: Amanda Sandrelli, Cinzia Spanò e Alice Mangione.
Ad accompagnare le loro emozionanti interpretazioni l’inconfondibile fisarmonica di Sara Calvanelli.
L’evento è stato l’occasione per anticipare al pubblico il ricco programma di eventi che da giovedì 26 giugno animerà la Fabbrica del Vapore, disponibile visitando questa pagina.
Ma soprattutto, come da tradizione, al termine dello spettacolo Luca Carminati, Presidente del Festival delle lettere, ha svelato il tema guida della XX edizione del Festival: LETTERA A UN OSTAGGIO.
Dal 2 luglio sarà online il bando di concorso per partecipare.
Riportiamo di seguito l’elenco dei vincitori. Nei prossimi giorni pubblicheremo i testi delle lettere premiate.
LETTERA A UNA DONNA – Chiara Radice
LETTERA A TEMA LIBERO – Antonella Bedon
LETTERA DONATA – Isa Grassano
LETTERA UNDER 14 – Greta Ruscitti, vincitrice anche del premio speciale alla Libertà in memoria di Ettore Carminati
LETTERA V – Giada Brocato
LETTERA A UNA DONNA CON PIANO C – Mariacristina Coppeto
LETTERA A UNA DONNA CON CGIL – Marina Zinzani
LETTERA DAL CARCERE – Mario Ruggiu
Edizione 2025
Chiara Radice vince il Premio lettera d’oro della XIX edizione del Festival delle lettere
La XIX edizione del Festival delle lettere è stata vinta da Chiara Radice, che come destinataria della sua Lettera a una donna ha scelto la sua forte, decisa e per certi versi rivoluzionaria nonna.
Ad annunciare e premiare la vincitrice sono state Corinna Grandi, conduttrice dell’evento dedicato alle Migliori Lettere, e Susanna Priori, Marketing Manager di Vidermina, brand di Istituto Ganassini e main sponsor del Festival.
A Chiara, oltre a una splendida penna Aurora, partner del Festival, è stata consegnata anche la Lettera d’Oro.
Di seguito pubblichiamo il testo della lettera.
Nonna, ci sono parole che avrei dovuto dirti da tempo.
Perdonami se solo oggi riesco a scriverti con il rispetto e l’amore che meriti.
Per troppi anni ti ho guardata senza vedere e ho giudicato senza comprendere. In questo mio cieco egoismo di bambina e adolescente, mi sono vergognata di te, ignorando la grandezza della tua storia.
Tu non eri la nonna perfetta che veniva a prendere le mie compagne fuori dalla scuola, quella che le riempiva di regali a ogni occasione, quella che sognavo. No, tu eri diversa, e la bambina che ero non lo sopportava.
Tu, troppo presto strappata dai banchi di scuola, a vent’anni hai lasciato la tua terra e le persone che amavi, “giù” al Sud, e sei venuta “su” al Nord, con una bambina di cinque anni e un marito farabutto. Sei venuta per salvare lui dalla malavita e tua figlia dalla terra che ti aveva partorita e poi incarcerata in un matrimonio non voluto. Sei venuta, inizialmente sola, in una città fredda e sconosciuta, dove le fabbriche ingurgitavano manodopera femminile. Poi quel marito imposto, arrogante e capriccioso, ti ha raggiunta. La manifattura dove eri operaia ti ha dato una casa in affitto in un cortile: due stanze e una stufa, le latrine in comune, le vasche al centro per lavare piatti epanni e prendere l’acqua, fredda ovviamente. In pochi anni sono arrivate altre due figlie e con loro l’alcool, le urla, gli insulti, le assenze sempre più prolungate, le maldicenze della gente. La prima volta te l’eri andato a riprendere tra le braccia di un’altra. Lei, l’avevi mortificata con le tue parole ignoranti ma affilate, lui, un ceffone ben piazzato e te lo eri riportato a casa, per le tue figlie, ti avevo sentito raccontare. Ma poi, una notte in pieno inverno, le mani si erano allungate non più solo su di te. Ti sei nascosta, con le tue figlie tra le braccia, nella “cantinella” in cima alle scale di legno: a scaldarvi solo i lividi e la vergogna. Arrivarono i carabinieri, l’avvocato – che per pagarlo, facevi le pulizie nelle case dei ricchi, dopo il tuo lavoro da operaia – il tribunale, il giudice, le testimonianze, le bambine in lacrime, le minacce e gli insulti della sua famiglia.
Finalmente la sentenza, che ti ha resa libera: divorzio! Lui, senza nemmeno darti una lira, sparito tra le braccia di un’altra, s’è rifatto una famiglia. Tu, moderna guerriera, sola e a testa alta, hai combattuto battaglie senza scendere a compromessi, che le altre nonne nemmeno potevano immaginare.
Oggi, con occhi adulti, lo vedo. Il tuo amore, quello con la A maiuscola, non era nei compiti o nei regali: stava proprio dentro nelle nostre vite.
Oggi, nonna, vedo la tua fatica, il tuo dolore, il tuo coraggio, la tua fede. E ti chiedo perdono per non averti compresa e riconosciuta, per la grande donna che sei sempre stata.
Ora mi guardi da lassù, immobile e silenziosa come un faro che ha sempre guidato senza chiedere nulla in cambio. Dicono che la primogenita femmina erediti parte del DNA della nonna materna. Se così è, sono fiera che la tua vita continui nella mia. Farò di tutto per essere alla tua altezza!
Con amore,
Tua nipote
Edizione 2025
Giada Brocato vince la speciale categoria fuori concorso Lettera V
Lettera V è la categoria fuori concorso nata dalla collaborazione con Vidermina, main sponsor della XIX edizione del Festival delle lettere, rappresentata per l’occasione da Susanna Priori, Marketing Manager di Istituto Ganassini.
Il premio per la migliore Lettera V è stato assegnato dalla giuria alla lettera di Giada Brocato; ad interpretare lo scritto, una vera e propria celebrazione dei mille modi di essere donna, è stata Amanda Sandrelli.
Di seguito il testo della lettera di Giada Brocato.
Cara V, non so dove ti trovi né cosa sei diventata. Non ho più un tuo recapito, ma ti immagino da qualche parte nel mondo, ancora forte, ancora combattiva. Adesso che non possiamo parlare, proverò a lanciare questa lettera nel vuoto, fiduciosa che arriverà a te o a qualcuna come noi.
Avevi ragione tu. Non esiste un solo modo di essere donna. E forse non esiste nemmeno un modo giusto. Lo si impara piano, con fatica. Attraverso tentativi silenziosi, contraddizioni, fratture.
Cresciamo in un tempo che pretende tutto e restituisce poco. Ci vuole flessibili ma solide, empatiche ma competitive, curate ma naturali, presenti ovunque e invisibili quando fa comodo. È un equilibrio stremante, un gioco truccato. Ma noi resistiamo.
Per anni abbiamo creduto che bisognasse adattarsi. Poi qualcosa si è incrinato e abbiamo iniziato a guardare oltre l’immagine riflessa e oltre il compiacere.
Oggi, in una società che ancora misura il valore delle donne con strumenti vecchi e sbagliati, l’apparenza, la produttività, la maternità, si muove una forza silenziosa. Il valore non sta più in ciò che si mostra, ma in ciò che si custodisce.
C’è qualcosa di rivoluzionario nelle donne che si ascoltano. Che smettono di giustificarsi per come sono, e cominciano a esistere. Essere donna non è una linea dritta. È un sentiero fatto di ritorni, deviazioni, possibilità. È desiderare spazio, tempo, dignità in un mondo che spesso li considera un lusso. È sopravvivere alle aspettative, e nonostante tutto, continuare a dare senso alle cose.
Non si tratta più di vincere. Si tratta di restare nel proprio corpo, nella propria identità. Sapere che la femminilità non è un codice da rispettare, ma uno spazio da abitare con libertà.
E in mezzo a tutte le lettere ce n’è una che ci somiglia più di tutte: la V.
Tu non sei una consonante qualsiasi. Hai una forma che si apre verso l’alto, come una coppa, come un ventre. Sei la lettera che accoglie e contiene. Sei il punto da cui si parte o in cui si cade, una discesa che può diventare salita, una scelta mai neutra: ha una direzione, un’intenzione, un’origine.
Dentro c’è la Vita che non si spiega, la Voce, che rompe il silenzio anche quando trema, la Volontà, che resiste sotto la stanchezza, la Verità, che non sempre consola, ma libera, il Valore, che esiste anche quando non è riconosciuto, la Vulnerabilità, che è un modo onesto di stare al mondo, la Visione, che permette di vedere oltre ciò che abbiamo. E poi ci sono le Vittorie, le Vicinanze che salvano, i Vizi che umanizzano, le Varietà che rendono ogni donna diversa. Sei l’inizio di una voce plurale, profonda, antica. Sei il simbolo di un femminile che non ha bisogno di essere definito, ma riconosciuto. E rispettato.
Tu ci apri, ci contieni, ci tieni insieme. Da sempre.
Con forza e con affetto, tua W.
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