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Edizione 2023

Lettera a Barbablù

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Dall’incontro tra il Festival delle lettere e Amleta, associazione di promozione sociale il cui scopo è contrastare la disparità e la violenza di genere nel mondo dello spettacolo, nasce la categoria fuori concorso LETTERA A BARBABLÙ, che vuole fare luce su un tema più diffuso di quanto possiamo immaginare.

Prendendo in prestito il protagonista della fiaba di Perrault, nel linguaggio di Amleta Barbablù diventa l’incontro che non avremmo voluto fare, il provino a cui non avremmo voluto partecipare, le parole che non avremmo voluto sentire, il messaggio che non avremmo voluto ricevere perché in quell’occasione ci è apparsa evidente una discriminazione o, nei casi più estremi, una molestia, verbale o peggio.

L’invito ad impugnare carta e penna è rivolto non solo a chi ha incontrato personalmente un Barbablù ma anche a coloro che vogliono raccontare l’esperienza o la storia di una persona amica o, in qualunque modo, vicina.

Per partecipare c’è tempo fino al 13 maggio 2022.

Il bando di partecipazione è disponibile qui.

Dalla sezione INVIA LA TUA LETTERA è invece possibile procedere al caricamento della lettera.

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Edizione 2023

I vincitori della XVII edizione del Festival delle lettere

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Si è conclusa il 14 maggio la XVII edizione del Festival delle lettere, come sempre contraddistinta dalla calorosa partecipazione del pubblico amante della scrittura epistolare e delle emozioni, anche a fronte di un meteo non del tutto clemente. 

Villa Clerici è stata non solo il palcoscenico degli spettacoli in programma ma anche la vetrina delle Buste Dipinte degli studenti di NABA e la Casa delle lettere, con l’esposizione di una parte del ricco archivio che il Festival custodisce gelosamente dal 2005, formato dalle migliaia di lettere iscritte alle 17 edizioni del concorso.

Sabato sera è andata in scena la magia di DEAR MUSIC. Il Sunshine Gospel Choir ci ha regalato delle splendide interpretazioni di brani iconici, da Bohemian Rapsody ad Amazing Grace e I love the Lord, intrecciati alla lettura delle lettere del Festival da parte dell’attore e regista Maurizio Donadoni che ci ha omaggiati anche di uno splendido monologo. 

Domenica è stata la volta del tradizionale appuntamento dedicato alle MIGLIORI LETTERE: alla voce narrante di Omar Fantini si sono alternate le coinvolgenti interpretazioni delle lettere vincitrici affidate a Ludovica Coscione, Paolina Consiglieri e Carlo Gabardini, accompagnati nella lettura dall’estro musicale di Sara Calvanelli, e la comicità spontanea di Max Pieriboni.

Al termine dello spettacolo Omar e il Presidente del Festival delle lettere Luca Carminati hanno svelato il tema della XVIII edizione del Festival: LETTERA A UN BULLO. Dal 19 maggio sarà attivo il form per partecipare al concorso. 

Riportiamo di seguito l’elenco dei vincitori, ad ognuno dei quali sono stati consegnati l’attestato di vittoria e una raffinata penna Pineider, partner prezioso che ringraziamo nuovamente per averci accompagnati in questa edizione:

LETTERA UNDER 14

Leonardo Marchesi (leggi la lettera) e Assia El Mselek (leggi la lettera)

LETTERA A TEMA LIBERO:

Annarosa Ceriani – leggi la lettera

LETTERA DAL CASSETTO:

Elena Piccagli – leggi la lettera

LETTERA A UN INFLUENCER (Premio Lettera d’oro):

Gaia Bolognini – leggi la lettera

PREMIO SPECIALE WRITING THE DISTANCE in memoria di Anna Sachet:

Annarosa Ceriani – leggi la lettera 

PREMIO SPECIALE ALLA LIBERTÀ in memoria di Ettore Carminati:

Bruno Bianco – leggi la lettera 

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Edizione 2023

Gaia Bolognini vince la Lettera d’oro

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La XVII edizione del Festival delle lettere è stata vinta da Gaia Bolognini a cui è stata consegnata la Lettera d’oro, riconoscimento per la miglior Lettera a un influencer. In un panorama molto affollato di profili più o meno seguiti, di account ufficiali e spunte blu, Gaia ha immaginato una influencer ante litteram, una nonna con la passione per la moda che come feed aveva a disposizione la vetrina di un negozio. 

Sulle note della fisarmonica di Sara Calvanelli, Paolina Consiglieri ha dato voce al testo scritto da Gaia, che riportiamo di seguito. 

Cara nonna,

tutto è iniziato come un gioco, ricordi? D’altronde la moda è da sempre un affare di famiglia, per noi. Quante ore ho passato da piccola a guardarti mentre impacchettavi maglie eleganti e morbidi pantaloni per le tue clienti. Restavo appollaiata vicino a te, sul bancone della tua amata bottega, e attendevo con trepidazione il momento in cui il pacchetto regalo sarebbe stato pronto per apporre con attenzione, vicino al fiocco, l’adesivo dorato “Casa del Regalo”. 

Crescendo la mia attenzione si è spostata dal contenitore al contenuto e da adolescente, ad ogni cambio di stagione, non vedevo l’ora di scoprire la nuova collezione per saccheggiarla dei capi più iconici, tendenzialmente di colore nero! 

Poi è stato il momento di scegliere cosa fare da grande e visto che non avevo la stoffa di Vivienne Westwood e Giorgio Armani ho scelto di studiare, specializzandomi in Comunicazione digitale, per vivere comunque il mondo della moda, raccontandolo dal backstage delle sfilate sui social media e i siti web delle riviste. 

Dopo tanta gavetta e un pizzico di fortuna, sono riuscita a farmi spazio nel mondo della Moda “con la M maiuscola”, quello scintillante, esclusivo e un po’ arrogante. Non è stato facile farsi accettare, senza un cognome altisonante e le conoscenze giuste, ma sai che sono una “testona”. 

Post dopo post, fotografia dopo fotografia, hashtag dopo hashtag, il mio profilo digitale è cresciuto insieme a me e ad un certo punto mi sono trovata nel posto giusto al momento giusto. Ho avviato una collaborazione con LA nostra rivista preferita. Sì, proprio quella che sfogliavamo insieme in negozio, alla ricerca dei look più stravaganti… È stato il coronamento di un sogno, uno di quei desideri talmente ambiziosi che ti imbarazzi perfino a confessare gli altri. 

Sai che il primo contenuto che ho creato per i canali social della rivista aveva per protagonista un completo pantaloni rosso Valentino? Credo di non averti mai confessato il perché di quella scelta, un po’ lontana dal mio stile. Ebbene, se cerchi nel tuo armadio dei ricordi troverai quel meraviglioso tailleur rosso fuoco, con grandi bottoni dorati, che avevi acquistato solo per te e che tutte le clienti ti invidiavano. Ricordo che dicevano con sguardo sognante: “Signora Angela, di che marca è? Piacerebbe tanto anche a me!”. 

Oggi mi definiscono un’influencer, lavoro con tanti brand, ho poca privacy e molti followers, ma sono convinta che tutto questo non sarebbe successo senza di te. Perché tu sei stata la prima vera influencer ante litteram che ho conosciuto. Poco importa se alla tua epoca Instagram ancora non esisteva, tu avevi un “feed” speciale per esprimerti: le vetrine del tuo adorato negozio e la passione con cui sceglievi i vestiti e li presentavi alle clienti più esigenti sono stati i primi “copy” che ho imparato a conoscere. Grazie per avermi insegnato un bellissimo mestiere.

Con immenso amore,

Gaia

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Edizione 2023

Carlo Gabardini interpreta la lettera vincitrice del Premio alla libertà

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Ogni anno il Festival delle lettere assegna il Premio speciale alla libertà in memoria di Ettore Carminati. Per questa XVII edizione il riconoscimento è stato assegnato a Bruno Bianco autore di uno scritto ironico ma allo stesso tempo molto serio sull’importanza della memoria, del ricordo e degli insegnamenti del passato per non ripetere gli errori commessi e difendere valori come appunto, la libertà. A leggere il testo che riportiamo di seguito è stato l’attore e comico Carlo Gabardini. 

Egregio Signor Presidente della Repubblica,
con la presente mi rivolgo alla Sua persona e all’Istituzione che Lei rappresenta per sottoporLe un mio personale problema.

Sono un imprenditore di 65 anni che vive nella campagna del Monferrato astigiano. Deve sapere che poco meno di 3 anni fa sono inciampato su un gradino e cadendo ho sbattuto la testa; niente rotture, ma la botta mi ha lasciato un la perdita completa della memoria. Sì, signor Presidente; dalla mia testa sono scomparsi tutti i ricordi di una vita.

Negli anni passati ho presentato svariati ricorsi; ho assoldato gli avvocati più famosi, ho portato relazioni fatte da luminari di fama internazionale, ma non ho trovato nessun giudice con il coraggio di darmi ragione.

Adesso, signor Presidente, io mi rivolgo a Lei. Io chiedo, esigo e pretendo che mi sia riconosciuta una malattia invalidante tale da assegnarmi lo status di persona diversamente abile. Un handicappato, signor Presidente. È quello che sono e tutti lo devono sapere. Voglio la pensione, le agevolazioni fiscali e il parcheggio negli stalli riservati. Non è per soldi che non mi mancano; quello che voglio è un trattamento equo rispetto a quelli che hanno problemi come li ho io; a qualcuno manca l’uso delle gambe e ad altri la vista. A me manca la memoria.

Lei non ha idea di cosa significhi non aver nessun ricordo da raccontare. Sono condannato al silenzio delle cose importanti; posso chiacchierare, discutere e urlare su qualunque argomento futile e insignificante, ma non posso parlare dell’unico argomento importante che è il mio passato. Questa è il mio handicap, signor Presidente, e Lei non abbia la paura che hanno avuto gli altri. Ci vuole coraggio per riconoscere il mio handicap, perché vuol dire ammettere che il nostro è un paese di handicappati.

Siamo un popolo che ha smarrito la memoria; abbiamo esaurito il desiderio di libertà perché abbiamo dimenticato la dittatura, abbiamo smesso di dare valore alla terra perché non sappiamo più cos’è la fame e vogliamo vivere connessi di tecnologia perché non ci ricordiamo come eravamo connessi quando la domenica mattina stavamo insieme nelle piazze.

Almeno Lei, signor Presidente, riconosca la mia menomazione; sono certo che la crescita di un popolo si misuri nella capacità di riconoscere i propri handicap e ammettere di esserne portatori. Lo deve fare per me e per chi è convinto di meritare questo riconoscimento.

Con stima e rispetto.
Un suo semplice concittadino.

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