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2024 | Lettera a un bullo

Silvia Marino

Lettera vincitrice nella categoria Lettera dal cassetto.

5-3-1994

“Caro” Antonio,
so che non sei in grado di riconoscere la mia scrittura anche se siamo compagni da 5 anni, perciò, prima che guardi la firma, ti dirò chi sono. A scrivere è la tua compagna occhialuta, brufolosa e secchiona. Sì, il mostro. Da quando ho messo pure l’apparecchio, tutta ossuta e senza forme come sono, devo sembrarti poco meno di un fantasma!

Ho finalmente trovato il coraggio di impugnare la penna e vomitare su questo foglio tutto il disgusto che provo per le tue azioni. Non certo per te, perché non ne sono capace e perché penso che un briciolo di umanità debba pur risiedere in quel tuo cuore di ghiaccio.
Uso questa lettera per dirti che mi sono stancata de i tuoi insulti quotidiani, degli sguardi indifferenti dei prof o dell’espressione compassionevole di mia madre che vorrebbe aiutarmi ma non sa come. Sono stanca di trovare i miei quaderni nel cestino, tra i resti delle merende o i fazzoletti sudici, o di dovermi schermire dai tuoi lanci di penne e gomme.
Sono qui davanti a questo foglio con il setto nasale probabilmente deviato per quel pallone da basket che mi lanciasti in faccia in terza media (non credo per errore), gli occhi stanchi di piangere e le labbra sempre contratte, per tutte le volte che avrei voluto risponderti. E, infine, con il cuore triste perché non mi sto godendo “i migliori anni della nostra vita”.

Sono qui a chiederti non “perché” (perché mi tormenti senza alcuna pietà), ma “quando”. Quando la smetterai di deridermi e farmi sentire un essere spregevole? Quando potrò finalmente essere Silvia anche a scuola e non un orribile mostro? Forse c’è una ragione che si cela dietro il tuo atteggiamento, ma al momento non voglio saperla e non voglio giustificarti. Forse ci riuscirò quando sarò più grande. Ora voglio solo pace. Non guardarmi, non parlarmi, non avvicinarti a me, non voglio essere tua amica. Non ti auguro nemmeno il male perché non so provare odio.
L’altro giorno è successa una cosa inaspettata che mi ha scosso e dato la forza di reagire.
Davide, il timidissimo Davide, dopo l’ennesima tua battutina, ha gridato “Basta! Non è che te la devi sposare!”. Finalmente qualcuno ha preso le mie difese. Non voglio più subire in silenzio. Da oggi saprò trovare le parole giuste perché non voglio soccombere; devo imparare a dare la giusta importanza a ciò che esce dalla tua bocca e possibilmente a riderci su.

Ora vado a studiare: non mi vergogno di dirti che mi trovo più a mio agio con libri e vocabolari che con te e alcuni nostri compagni. Mi piace imparare nuove cose e non intendo sentirmi inferiore agli altri per questo. Quanto al mio aspetto, so di essere piena di difetti ma so anche che, come il brutto anatroccolo, potrei ritrovarmi un giorno a vedere allo specchio un bel cigno aggraziato e a sorridere ripensando a chi un tempo mi derideva.

Il “mostro”

P.S. Ho scritto questa lettera in meno di 10 minuti. Tu dirai “Certo, sei una secchiona!” ed io ti dico “No, la mia mano è stata guidata dall’urgenza di dirti quello che da troppo tempo tenevo chiuso dentro di me”. Mi sono “svuotata” e mi sento già meglio!

______

Antonio fu mio compagno per altri tre anni, mio bullo per otto. Non ho saputo mai rispondere ai suoi insulti né ci sono stati altri compagni che mi abbiano mai sostenuta oltre al timido Davide. Questa è la lettera che non gli ho mai scritto.
Oggi, 30 anni dopo, da insegnante, cerco ogni giorno, per quanto posso, di lottare contro il bullismo affinché nessuno dei miei allievi abbia a soffrire quel che ho sofferto io.

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