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2010 | Lettera a un giornalista

Gabriella Andornino

Lettera vincitrice nella categoria Lettera a tema libero.

Illustrissimo benefattore,

Sono uno dei tanti lavoratori che nell’anno di grazia, per me disgrazia, 2009 D.C., ha perso, e dire perso mi disturba perchè mi fa sembrare una persona alquanto distratta, il lavoro. Pare, però, che la colpa di questo sinistro, se vogliamo usare un termine asettico, e che non sfiori il sentimentale, sia di una certa crisi. Nome conosciuto, ma mai tanto da vicino come ora che si è esplicitamente presentata con tutti i crismi.

Sono passati dieci mesi dal fatidico giorno in cui è stato deciso che per me fosse giunto il momento di cambiare vita. Per questo mi sento in dovere di ringraziare chi si è prodigato per assicurarmi il tenore di vita che conduciamo io e mia figlia. Ringrazio innanzitutto per avermi fatto provare l’eccitazione dell’attesa della cassa integrazione, che perdura ancora. Ringrazio per aver tanto stimolato la mia fantasia nel mettere insieme il pranzo e la cena, inventandomi manicaretti pur avendo la dispensa vuota. Ringrazio per avermi insegnato a risparmiare fino all’ultimo centesimo e oltre, se mai esistesse una moneta del valore inferiore.

Di questi tempi sarebbe utile. Ringrazio per aver controllato i consumi della benzina e usura dell’auto, impedendomi di sprecarli nell’andare e tornare dal lavoro. Ringrazio per farmi sentire ancora così giovane da compilare domande di assunzione con la consapevolezza, però, che sarà materiale per la raccolta differenziata. Ringrazio per avermi fatto riscoprire il calore dei vecchi maglioni, uno sull’altro, e le coperte per convincermi che i termosifoni sono accesi. Ringrazio per avermi fatto tornare a scrivere, piuttosto che telefonare, per non perdere i valori di un tempo e soprattutto non poter pagare la bolletta. Ringrazio per il tempo in più da trascorrere con mia figlia, benchè privo di divertimenti, vacanze, una pizza ogni tanto, gite domenicali. Ringrazio per aver introdotto nella nostra dieta molta più verdura del piccolo orto, privandomi dei grassi della carne diventata un miraggio come durante la guerra. Ringrazio per avermi resa una persona molto seria, direi oscillante tra il cupo e il depresso, riflessiva al punto di piangere di commozione guardandomi allo specchio. Ringrazio per non dover fare quelle lunghe attese dal parrucchiere, allo sportello della banca, nei negozi, all’ingresso del cinema… Quanti soldi risparmiati!!! E dire che io credevo di essere disperata, di crollare, di non arrivare indenne alla fine di questa lunga e travagliata strada verso l’oasi della cassa integrazione, un giorno tanto temuta e il giorno dopo tanto agognata! Come cambiano in fretta le cose. Il vero, sincero ringraziamento va a mia figlia che senza il suo sorriso, il suo abbraccio, la sua comprensione, seppur una bambina, probabilmente non sarei qui ad ironizzare sull’esistenza di chi, come me, non è alla ricerca della felicità, perchè ho imparato che non è in ciò che possediamo ma è̀ nel nostro cuore, ma alla ricerca di un’esistenza dignitosa.

Amari saluti.

 

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