Connect with us

2025 | Lettera a una donna

Chiara Radice

Lettera vincitrice nella categoria Lettera a una donna.

Nonna, ci sono parole che avrei dovuto dirti da tempo. Perdonami se solo oggi riesco a scriverti con il rispetto e l’amore che meriti.

Per troppi anni ti ho guardata senza vedere e ho giudicato senza comprendere. In questo mio cieco egoismo di bambina e adolescente, mi sono vergognata di te, ignorando la grandezza della tua storia. Tu non eri la nonna perfetta che veniva a prendere le mie compagne fuori dalla scuola, quella che le riempiva di regali a ogni occasione, quella che sognavo. No, tu eri diversa, e la bambina che ero non lo sopportava.

Tu, troppo presto strappata dai banchi di scuola, a vent’anni hai lasciato la tua terra e le persone che amavi, “giù” al Sud, e sei venuta “su” al Nord, con una bambina di cinque anni e un marito farabutto. Sei venuta per salvare lui dalla malavita e tua figlia dalla terra che ti aveva partorita e poi incarcerata in un matrimonio non voluto. Sei venuta, inizialmente sola, in una città fredda e sconosciuta, dove le fabbriche ingurgitavano manodopera femminile. Poi quel marito imposto, arrogante e capriccioso, ti ha raggiunta. La manifattura dove eri operaia ti ha dato una casa in affitto in un cortile: due stanze e una stufa, le latrine in comune, le vasche al centro per lavare piatti e panni e prendere l’acqua, fredda ovviamente. In pochi anni sono arrivate altre due figlie e con loro l’alcool, le urla, gli insulti, le assenze sempre più prolungate, le maldicenze della gente. La prima volta te l’eri andato a riprendere tra le braccia di un’altra. Lei, l’avevi mortificata con le tue parole ignoranti ma affilate, lui, un ceffone ben piazzato e te lo eri riportato a casa, per le tue figlie, ti avevo sentito raccontare. Ma poi, una notte in pieno inverno, le mani si erano allungate non più solo su di te. Ti sei nascosta, con le tue figlie tra le braccia, nella “cantinella” in cima alle scale di legno: a scaldarvi solo i lividi e la vergogna. Arrivarono i carabinieri, l’avvocato – che per pagarlo, facevi le pulizie nelle case dei ricchi, dopo il tuo lavoro da operaia – il tribunale, il giudice, le testimonianze, le bambine in lacrime, le minacce e gli insulti della sua famiglia.

Finalmente la sentenza, che ti ha resa libera: divorzio! Lui, senza nemmeno darti una lira, sparito tra le braccia di un’altra, s’è rifatto una famiglia. Tu, moderna guerriera, sola e a testa alta, hai combattuto battaglie senza scendere a compromessi, che le altre nonne nemmeno potevano immaginare. Oggi, con occhi adulti, lo vedo. Il tuo amore, quello con la A maiuscola, non era nei compiti o nei regali: stava proprio dentro nelle nostre vite. Oggi, nonna, vedo la tua fatica, il tuo dolore, il tuo coraggio, la tua fede. E ti chiedo perdono per non averti compresa e riconosciuta, per la grande donna che sei sempre stata.

Ora mi guardi da lassù, immobile e silenziosa come un faro che ha sempre guidato senza chiedere nulla in cambio. Dicono che la primogenita femmina erediti parte del DNA della nonna materna. Se così è, sono fiera che la tua vita continui nella mia. Farò di tutto per essere alla tua altezza!

Con amore,
Tua nipote

 

 

Continue Reading

LEGGI LE LETTERE