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Edizione 2020

La vincitrice della categoria Under 14

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Il premio per la miglior Lettera Under 14 è stato assegnato a Matilde Mezzetti, classe 2008, di Rovereto. A dare voce alle parole della giovane Matilde l’attore e comico Max Pisu.

Caro nonno,

sono a casa e ti scrivo per aggiornarti su cosa combino. Innanzitutto voglio informati che oltre a te questa lettera la leggerà anche la giuria di un concorso e anche la mia prof. di italiano, a proposito, salve prof. Matuella!!!

Devi sapere che la DAD mi ha “ritrovato” e mi ha di nuovo incatenato alla sedia della mia camera, davanti al computer, maledetto computer!

Se non lo sai le DAD non sono dei marchingegni strani che ti localizzano e ti rapiscono, o magari una strana malattia o cose simili. Sono semplicemente delle videolezioni che giorno dopo giorno… ti distruggono, ma non è questo il punto!

Un’altra “info” che voglio darti è che… che… boh! Qui non succede più niente e a dirla tutta non so cosa raccontarti; le videolezioni sono appena iniziate e già vorrei prenderle e… e… non posso dire cosa ne farei (no dai, scherzo).

I giorni sono sempre uguali, pressappoco come l’anno scorso, quando eravamo in lockdown.

Ci si alza con la solita faccia da zombie, non ci si guarda allo specchio per non guardare quanto ci stiamo imbruttendo (anche se l’importante è essere belli dentro), si fa colazione, si corre perché tra poco inizia la videolezione, e magari proprio quel giorno che speravi di apparire bello/a a “lezione” sei in ritardo e niente… la lezione si fa in pigiama!

Anzi, almeno ci si mette una maglietta, tanto si è seduti e il resto del corpo non si vede, no?

Vedere gli amici di classe e i professori mi dà comunque sempre tanta gioia e un senso di normalità visto che il resto del mondo vive in “stand-by” causa pandemia; anche oggi infatti, tanto per cambiare, le cose più ricercate su Google sono: quanti contagiati dal covid ci sono, quante vittime ci sono state, rimedi alternativi per curare il covid, soluzioni diverse per sfuggire al covid, come crearsi un vaccino fatto in casa… una noia mortale!

Tornando alla DAD, l’unico suo vantaggio è che la mia camera è stranamente ordinata, incredibile, no? In genere più che una stanza sembra una giungla o come dicono i miei genitori una discarica…

Tu e la nonna invece, come state? Ho saputo che da poco avete fatto il vaccino, come è andata? Ha fatto male la puntura? Io, la mamma e il papà stiamo abbastanza bene anche se la piccola litigata giornaliera non manca mai! Sarà perché anche loro qualche volta lavorano da casa o forse perché siamo in zona rossa e non si può fare praticamente niente per svagarsi che anche piccolezze come le scarpe che non sono a posto, la tavola da apparecchiare, la tavola da sparecchiare, cosa si mangia, chi svuota la lavastoviglie innervosiscono più del necessario.

Devi sapere che non vedo l’ora che venga il giorno di Pasqua: l’alberello con le uova colorate, felicità, gioia, ma soprattutto… le uova di cioccolato! Non vedo proprio l’ora!

Come non vedo l’ora di rivederti nonno, mi manchi tanto, come mi manca la nonna; voglio che tutto torni come prima, quando non c’erano le mascherine e ci si poteva abbracciare, bei tempi, come dite voi!

Proprio ora questa pandemia! Ora che non devo più essere accudita come quando ero “Tilde” ma che potrei prendermi cura di voi e farvi tanta compagnia!

Spero con questa lettera di averti strappato un sorriso e magari anche una lacrimuccia, a presto nonno!!!

Baci e baciotti, la tua nipotina Matilde

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Edizione 2020

I vincitori della XVI edizione del Festival

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Si è conclusa oggi, sabato 11 dicembre, la sedicesima edizione del Festival delle lettere.

La Casa delle Arti di Cernusco Sul Naviglio si è animata delle emozioni contenute nelle lettere vincitrici interpretate sul palco da Laura Curino, Antonio Cornacchione, Max Pisu e Valerio Bongiorno, sulle note della fisarmonica di Sara Calvanelli.

Ancora una volta abbiamo avuto la conferma di quanto la scrittura epistolare sia capace di unire le persone e accorciare le distanze: ne sono testimonianza le centinaia di lettere iscritte al concorso e la risposta positiva del pubblico che è tornato a teatro per vivere dal vivo il coinvolgimento dello spettacolo conclusivo della manifestazione.

Questi i vincitori delle categorie in concorso e fuori concorso.

Lettera alla scuola (Vincitrice del premio Lettera d’oro) – Laura Musso

Lettera a tema libero – Maria Lucrezia Summa

Lettera Under 14 – Matilde Mezzetti

Lettera dal cassetto – Costanza Covelli

Lettera di un’adozione – Raffaella Villa

Sono stati consegnati anche due premi speciali: il Premio Writing the distance dedicato ad Anna Sachet è andato a Martina Dei Cas; il Premio alla libertà in memoria di Ettore Carminati è stato consegnato a Simone Rocchi. Al termine dello spettacolo Omar Fantini ha lanciato il tema dell’edizione 2022 del Festival delle lettere: LETTERA A UN INFLUENCER. Le informazioni per partecipare sono disponibili qui.

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Edizione 2020

Laura Musso vince il premio Lettera d’oro

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È di Laura Musso, insegnante di Fossalta di Portogruaro, la lettera vincitrice della XVI edizione del Festival delle lettere interpretata sul palco della Casa delle Arti da Valerio Bongiorno.

Un testo ironico ma che ben testimonia l’importanza dei legami nati dentro la scuola e i ricordi che ad essa si legano e ci accompagnano a lungo nel corso della nostra vita.

La scuola è una stalker. Davvero Bibi. Pensaci un po’.

Ti accalappia fin da bambino e non ti lascia più. Anche quando tu la vorresti tanto lasciare. Niente, lei non molla, anzi, ti stringe di più tra le sue spire.

All’inizio è una sirena. Ha le sembianze di una maestra gentile ed accogliente che con le sue parole e il suo canto ti attira dentro stanze zuppe di colore, frastornanti di musica e di giochi, dense di tanti altri bambini risucchiati dentro come te. E quando tu sbatti piedi, sferri pugni e strilli che te ne vuoi andare a casa dalla tua mamma, lei ti convince che “LÌ“, proprio lì, puoi essere felice. Finisci per crederci. E te ne stai “lì” per tre anni. Pensi che poi sia finita. Macchè. Ecco che ne arriva un’altra, di scuola. Ti dicono che imparerai a leggere e a scrivere, che collezionerai altri amici, che farai cose molto interessanti, che bla, bla, bla. E intanto passano altri cinque anni. Altre stanze, altri colori, altre sirene, altri compagni di sventura. Ne esci che a noi femmine sono spuntati in viso mascara e rossetto (e tanto altro altrove) e ai maschi baffetti e brufoli (e tanto altro altrove). Alla secondaria di primo grado della scuola non è che ti interessi un granchè. Passi altri tre anni a pensare a tutto, fuorchè ai libri. Hai un corpo che non è più il tuo, puzzi come una capra e le aule a volte si trasformano in camere a gas. Per comunicare non usi più  bocca e  voce, ma  dita e telefonino. Le rare volte in cui parli, lo fai peggio di quando avevi due anni e dicevi parole a metà: “TRANQUI… RAGA… OGGI SONO DEPRE”. Tipo così. Già, “TIPO, TIPO, TIPO” dappertutto! Ma quando i tuoi ti urlano che la scuola non serve proprio a niente e tu ci vai solo per scaldare il banco, succede che sprechi l’occasione d’oro per liberartene. Sì, perchè finisci per difenderla, la scuola. Perché lì ci sono i tuoi amici, lì ci sono le “sireneprof“ che, sì, ti daranno anche quella palla di roba da studiare, ma ti ascoltano pure, qualche volta magicamente ti capiscono, sopportano con pazienza la camera a gas. E poi cominci a comprendere che se tu ti senti sfigato, alla fine non sei solo, ci sono sfigati più sfigati di te che sono diventati anche famosi e te li fanno studiare per secoli… Leopardi, tipo. Quando poi la scuola finisce di essere obbligatoria e tu potresti sbarazzartene per sempre, accade una cosa terribile: tu la “SCEGLI” ancora. La vittima che sceglie il carnefice. Così passi la tua giovinezza tra Superiori ed Università. La tua vita scorre parallela alla vita della scuola. La scuola diventa una specie di amante: ti sta sempre accanto, nutre il tuo bisogno di conoscere, discute con te di tutto, apre la tua mente, ti porta a feste e ad incontri con altri, anche all’estero, ti aiuta a crescere. È in questo periodo che ci siamo conosciute, ricordi? Con la laurea sarà finita, pensi. Squisita ingenuità. Invece la scuola ti manca. E quando, piano piano, la vita-senza-scuola prende il sopravvento, lei, la scuola, rimane comunque sullo sfondo. Esempi. 1.Viaggio, Atene. L’Acropoli, Il Partenone: bello, l’ho studiato a scuola! Ecco, la scuola viaggia con te. 2. Matrimonio. Chiesa, invitati, amici, parenti. Il sacerdote… è il tuo prof di religione delle superiori. La scuola è al tuo matrimonio. 3. Squilla il telefono: aperitivo con le  ex compagne di classe? Certamente! La scuola si prende uno spritz.

Domanda Marzulliana : ma è la scuola che non ti molla o sei tu che non la molli mai?

Sto ancora cercando risposte. Beh, intanto ti saluto. Ci vediamo al Collegio Docenti.

Laura

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Edizione 2020

Premio speciale Writing the distance

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Anche in questa XVI edizione del Festival abbiamo voluto consegnare il Premio speciale Writing the distance, dedicato ad Anna Sachet, a quella lettera capace di annullare le distanze attraverso la diffusione di un messaggio di inclusione, integrazione e vicinanza.

Il premio è stato assegnato alla lettera scritta da Martina Dei Cas, trentenne di Ala (TN) che ha voluto dedicare il suo scritto a tutti i bambini e i giovani che a causa della guerra si vedono negato il diritto all’istruzione e alla serenità e spensieratezza che meriterebbero alla loro giovane età.

Parole che commuovono e fanno riflettere, interpretate nel corso dello spettacolo da Antonio Cornacchione.

Cara scuola che non ci sei più,

Eri bella come un castello, con il portone spalancato sull’orto botanico e le finestre aperte per lasciar uscire le note della nostra orchestrina. Fuori apparivi seria, eppure dentro eri tutta una musica. C’erano le palline da tennis che rimbalzavano sul telone della palestra, gli alunni del primo anno che si rincorrevano nei corridoi, i gessi che stridevano sulle lavagne, i piccioni che si contendevano le merende cadute e le api che ronzavano intorno al mazzetto di fiori freschi che il bidello metteva sulla cattedra ogni mattina. Amavo tutto di te. Persino i calcinacci che avevano sfondato il mappamondo in fondo alla classe quando ti era caduta in testa la prima bomba. Avevamo deciso di tenerli a futura memoria, ma la verità è che nel giro di una settimana erano diventati troppi per toglierli. Hai resistito, con i corrimani di corda al posto di quelli di pietra e i sacchi delle immondizie a coprire i vetri che non c’erano più. Dal tetto abbiamo tolto il gazebo che serviva da aula magna e abbiamo scritto il tuo nome con la vernice rossa. Speravamo che gli angeli e i piloti di guerra lo vedessero e tirassero dritto. Ma forse c’erano troppe nuvole e così un giorno sei venuta giù. Adesso quel che resta di te è grigio, silenzioso, vuoto. Nemmeno quando è caduta la mia casa, con la nonna in cucina e il nonno ancora nel letto, ho pianto così tanto. Sai, prima di scappare, ti ho strappato un sussidiario dalla pancia. Era del mio compagno di banco, ma quando gliel’ho riportato, la sua mamma mi ha detto che a lui non serviva più. E che io non potevo morire prima di averlo finito. Adesso viaggiamo nella stessa colonna, diretti verso un Paese che non conosco. Tutti abbiamo perso qualcosa. Il bidello una gamba. La maestra la vista. Il primo giorno di scuola mi sembrava una fata, avvolta in un lungo vestito di seta verde. Quando la guardo adesso invece vedo una strega, smunta e spettinata. Vorrei scappare via, ma poi comincia a parlare, a recitare poesie e allora, cara scuola, io mi rendo conto che tu ci sei ancora. Nella sua voce che trema, ma insegna. Nelle mie mani che sanno scrivere, nelle mie dita che hanno imparato a contare e nei miei piedi che disegnano sulla sabbia. Nei miei occhi che non vedono l’ora di tornare a leggere e nella mia gola, che è secca, ma canta. Perché a noi bambini non servono scuole belle come castelli, ma adulti coraggiosi, che ci aiutino ad imparare anche nelle circostanze più avverse. Perché tu, cara scuola, non sei un luogo. Ma un sogno fragile. L’unico capace di cambiare in maniera durevole il destino di popoli e Paesi.

Maria Rossi (Milano, 1944),

Dajana Dukovic (Sarajevo, 1992),

Jaden Qasim (Sanaa, 2015),

Karam Al Numan (Idlib, 2020)

e altri 27 milioni di firme.

Quelle dei bambini e delle bambine che oggi nel mondo, a causa della guerra, si vedono ancora negato il diritto all’istruzione.

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