Edizione 2025
Chiara Radice vince il Premio lettera d’oro della XIX edizione del Festival delle lettere
La XIX edizione del Festival delle lettere è stata vinta da Chiara Radice, che come destinataria della sua Lettera a una donna ha scelto la sua forte, decisa e per certi versi rivoluzionaria nonna.
Ad annunciare e premiare la vincitrice sono state Corinna Grandi, conduttrice dell’evento dedicato alle Migliori Lettere, e Susanna Priori, Marketing Manager di Vidermina, brand di Istituto Ganassini e main sponsor del Festival.
A Chiara, oltre a una splendida penna Aurora, partner del Festival, è stata consegnata anche la Lettera d’Oro.
Di seguito pubblichiamo il testo della lettera.
Nonna, ci sono parole che avrei dovuto dirti da tempo.
Perdonami se solo oggi riesco a scriverti con il rispetto e l’amore che meriti.
Per troppi anni ti ho guardata senza vedere e ho giudicato senza comprendere. In questo mio cieco egoismo di bambina e adolescente, mi sono vergognata di te, ignorando la grandezza della tua storia.
Tu non eri la nonna perfetta che veniva a prendere le mie compagne fuori dalla scuola, quella che le riempiva di regali a ogni occasione, quella che sognavo. No, tu eri diversa, e la bambina che ero non lo sopportava.
Tu, troppo presto strappata dai banchi di scuola, a vent’anni hai lasciato la tua terra e le persone che amavi, “giù” al Sud, e sei venuta “su” al Nord, con una bambina di cinque anni e un marito farabutto. Sei venuta per salvare lui dalla malavita e tua figlia dalla terra che ti aveva partorita e poi incarcerata in un matrimonio non voluto. Sei venuta, inizialmente sola, in una città fredda e sconosciuta, dove le fabbriche ingurgitavano manodopera femminile. Poi quel marito imposto, arrogante e capriccioso, ti ha raggiunta. La manifattura dove eri operaia ti ha dato una casa in affitto in un cortile: due stanze e una stufa, le latrine in comune, le vasche al centro per lavare piatti epanni e prendere l’acqua, fredda ovviamente. In pochi anni sono arrivate altre due figlie e con loro l’alcool, le urla, gli insulti, le assenze sempre più prolungate, le maldicenze della gente. La prima volta te l’eri andato a riprendere tra le braccia di un’altra. Lei, l’avevi mortificata con le tue parole ignoranti ma affilate, lui, un ceffone ben piazzato e te lo eri riportato a casa, per le tue figlie, ti avevo sentito raccontare. Ma poi, una notte in pieno inverno, le mani si erano allungate non più solo su di te. Ti sei nascosta, con le tue figlie tra le braccia, nella “cantinella” in cima alle scale di legno: a scaldarvi solo i lividi e la vergogna. Arrivarono i carabinieri, l’avvocato – che per pagarlo, facevi le pulizie nelle case dei ricchi, dopo il tuo lavoro da operaia – il tribunale, il giudice, le testimonianze, le bambine in lacrime, le minacce e gli insulti della sua famiglia.
Finalmente la sentenza, che ti ha resa libera: divorzio! Lui, senza nemmeno darti una lira, sparito tra le braccia di un’altra, s’è rifatto una famiglia. Tu, moderna guerriera, sola e a testa alta, hai combattuto battaglie senza scendere a compromessi, che le altre nonne nemmeno potevano immaginare.
Oggi, con occhi adulti, lo vedo. Il tuo amore, quello con la A maiuscola, non era nei compiti o nei regali: stava proprio dentro nelle nostre vite.
Oggi, nonna, vedo la tua fatica, il tuo dolore, il tuo coraggio, la tua fede. E ti chiedo perdono per non averti compresa e riconosciuta, per la grande donna che sei sempre stata.
Ora mi guardi da lassù, immobile e silenziosa come un faro che ha sempre guidato senza chiedere nulla in cambio. Dicono che la primogenita femmina erediti parte del DNA della nonna materna. Se così è, sono fiera che la tua vita continui nella mia. Farò di tutto per essere alla tua altezza!
Con amore,
Tua nipote
Edizione 2025
I vincitori della XIX edizione del Festival delle lettere
La splendida cornice di Casa Schuster ha ospitato sabato 21 giugno Le Migliori Lettere, evento di reading e premiazione delle lettere più coinvolgenti iscritte alla XIX edizione del concorso.
Corinna Grandi ci ha guidati alla scoperta delle tante storie che i partecipanti hanno affidato a una busta da lettera; con lei tre ospiti d’eccezione: Amanda Sandrelli, Cinzia Spanò e Alice Mangione.
Ad accompagnare le loro emozionanti interpretazioni l’inconfondibile fisarmonica di Sara Calvanelli.
L’evento è stato l’occasione per anticipare al pubblico il ricco programma di eventi che da giovedì 26 giugno animerà la Fabbrica del Vapore, disponibile visitando questa pagina.
Ma soprattutto, come da tradizione, al termine dello spettacolo Luca Carminati, Presidente del Festival delle lettere, ha svelato il tema guida della XX edizione del Festival: LETTERA A UN OSTAGGIO.
Dal 2 luglio sarà online il bando di concorso per partecipare.
Riportiamo di seguito l’elenco dei vincitori. Nei prossimi giorni pubblicheremo i testi delle lettere premiate.
LETTERA A UNA DONNA – Chiara Radice
LETTERA A TEMA LIBERO – Antonella Bedon
LETTERA DONATA – Isa Grassano
LETTERA UNDER 14 – Greta Ruscitti, vincitrice anche del premio speciale alla Libertà in memoria di Ettore Carminati
LETTERA V – Giada Brocato
LETTERA A UNA DONNA CON PIANO C – Mariacristina Coppeto
LETTERA A UNA DONNA CON CGIL – Marina Zinzani
LETTERA DAL CARCERE – Mario Ruggiu
Edizione 2025
Giada Brocato vince la speciale categoria fuori concorso Lettera V
Lettera V è la categoria fuori concorso nata dalla collaborazione con Vidermina, main sponsor della XIX edizione del Festival delle lettere, rappresentata per l’occasione da Susanna Priori, Marketing Manager di Istituto Ganassini.
Il premio per la migliore Lettera V è stato assegnato dalla giuria alla lettera di Giada Brocato; ad interpretare lo scritto, una vera e propria celebrazione dei mille modi di essere donna, è stata Amanda Sandrelli.
Di seguito il testo della lettera di Giada Brocato.
Cara V, non so dove ti trovi né cosa sei diventata. Non ho più un tuo recapito, ma ti immagino da qualche parte nel mondo, ancora forte, ancora combattiva. Adesso che non possiamo parlare, proverò a lanciare questa lettera nel vuoto, fiduciosa che arriverà a te o a qualcuna come noi.
Avevi ragione tu. Non esiste un solo modo di essere donna. E forse non esiste nemmeno un modo giusto. Lo si impara piano, con fatica. Attraverso tentativi silenziosi, contraddizioni, fratture.
Cresciamo in un tempo che pretende tutto e restituisce poco. Ci vuole flessibili ma solide, empatiche ma competitive, curate ma naturali, presenti ovunque e invisibili quando fa comodo. È un equilibrio stremante, un gioco truccato. Ma noi resistiamo.
Per anni abbiamo creduto che bisognasse adattarsi. Poi qualcosa si è incrinato e abbiamo iniziato a guardare oltre l’immagine riflessa e oltre il compiacere.
Oggi, in una società che ancora misura il valore delle donne con strumenti vecchi e sbagliati, l’apparenza, la produttività, la maternità, si muove una forza silenziosa. Il valore non sta più in ciò che si mostra, ma in ciò che si custodisce.
C’è qualcosa di rivoluzionario nelle donne che si ascoltano. Che smettono di giustificarsi per come sono, e cominciano a esistere. Essere donna non è una linea dritta. È un sentiero fatto di ritorni, deviazioni, possibilità. È desiderare spazio, tempo, dignità in un mondo che spesso li considera un lusso. È sopravvivere alle aspettative, e nonostante tutto, continuare a dare senso alle cose.
Non si tratta più di vincere. Si tratta di restare nel proprio corpo, nella propria identità. Sapere che la femminilità non è un codice da rispettare, ma uno spazio da abitare con libertà.
E in mezzo a tutte le lettere ce n’è una che ci somiglia più di tutte: la V.
Tu non sei una consonante qualsiasi. Hai una forma che si apre verso l’alto, come una coppa, come un ventre. Sei la lettera che accoglie e contiene. Sei il punto da cui si parte o in cui si cade, una discesa che può diventare salita, una scelta mai neutra: ha una direzione, un’intenzione, un’origine.
Dentro c’è la Vita che non si spiega, la Voce, che rompe il silenzio anche quando trema, la Volontà, che resiste sotto la stanchezza, la Verità, che non sempre consola, ma libera, il Valore, che esiste anche quando non è riconosciuto, la Vulnerabilità, che è un modo onesto di stare al mondo, la Visione, che permette di vedere oltre ciò che abbiamo. E poi ci sono le Vittorie, le Vicinanze che salvano, i Vizi che umanizzano, le Varietà che rendono ogni donna diversa. Sei l’inizio di una voce plurale, profonda, antica. Sei il simbolo di un femminile che non ha bisogno di essere definito, ma riconosciuto. E rispettato.
Tu ci apri, ci contieni, ci tieni insieme. Da sempre.
Con forza e con affetto, tua W.
Amici del festival
Lettera a Tema libero: vince la lettera di Antonella Bedon, interpretata da Amanda Sandrelli
È una commovente dedica al padre e un ringraziamento per tutti i suoi sacrifici e insegnamenti quella di Antonella Bedon, vincitrice della Lettera a tema libero. A leggerla, commossa, è Amanda Sandrelli.
Di seguito il testo della lettera.
Mio padre era del 1945, ultimo di 5 figli. Forse una storia come tante che avete letto, ma per me lui era quell’uomo sognatore di una vecchia canzone di Gino Paoli “eravamo 4 amici al bar che sognavano di cambiare il mondo”. Lui era l’ultimo rimasto in quel tavolino, con quei sogni nostalgici.
Non è stato aiutato dai miei nonni a mantenersi agli studi: faceva autostop per tornare dall’Università, dormiva spesso in qualche panchina a Cagliari, la mattina presto portava il pane fresco nei negozi, d’estate faceva il manovale (e questo un po’ mi fa ridere perché manualmente era un po’ imbranato). Nella carriola teneva aperto Il Sole 24Ore. Quei giornali di quel colore particolare riempivano tutta una stanza quando ero piccola. Lo prenotava ogni giorno e poi, con tutta la pazienza che lo ha sempre contraddistinto, il sabato e la domenica si dedicava a quelle letture.
Lavorava in Banca la mattina, dopo la notte in bianco perché ero una bambina difficile e piangevo sempre. Ogni tanto andavo dalla parte del suo letto perché mamma non voleva essere disturbata. La mattina si svegliava presto e l’unica coccola che si permetteva era prendere il caffè a letto che portava mamma poi, in Banca e poi a piedi fino allo studio del Commercialista dove fino a notte tardi faceva tirocinio.
Anche il Commercialista accanto aveva i suoi 24Ore e tanti ne ho visti negli studi di amici commercialisti, ma quelli di mio padre avevano odore di fatica, sudore, sogni mai avverati, perché dopo ti scontri con una realtà che manda avanti i più scaltri, i conformisti. Mi ricordo che i termini di quel giornale erano per me difficili.
Ogni tanto ho letto anche degli articoli dove facevano una “lista” delle Università migliori d’Italia e tante volte, con dispiacere, mio padre non leggeva che in quella lista ci fosse l’Università degli Studi di Urbino Carlo Bo: ha rinunciato a tutto per farmi studiare lì.
Non so chi compilasse certe tabelle, so solo che tutto quello che ho imparato lo devo ai professori che ho avuto a Urbino, a mio padre che ha rinunciato a tutto affinché i miei sogni potessero avverarsi e affinché con quel tipo di formazione non mi facesse più paura Il Sole 24 Ore. Avrei solo voluto che mio padre avesse potuto vedere la donna che sono diventata grazie a lui: ora quel giornale dal colore particolare NON MI FA PIÙ PAURA.
Grazie Papà per l’uomo che sei stato, per quanto mi hai fatto sognare e per tutte le volte che mi hai detto di non mollare. Anche adesso mi metto a leggere Il Sole 24Ore perché mi ricorda te e tutti i sogni che facevamo passeggiando lungo il bagnasciuga… perché eri romantico oltre ad avere una testa matematica unica. Il mio grande unico incompreso papà che amerò per tutta la vita.
Antonella
-
Edizione 20197 anni agoLe Migliori Lettere – Lo spettacolo conclusivo del Festival
-
Edizione 201511 anni agoMarta Zoboli e Gianluca De Angelis: scambi di lettere al tavolo di uno speed date
-
Edizione 20197 anni agoPrenota il tuo posto a teatro!
-
Edizione 20197 anni agoIl vincitore della categoria Lettera a tema libero
-
Edizione 20197 anni agoDear Music – Parole e musica al Teatro Sociale
-
Edizione 20197 anni agoLettere Virtuose – I Sindaci scrivono alla loro città
-
Edizione 20-216 anni agoScrivi una lettera alla scuola
-
Amici del festival11 anni agoOmar Fantini: un conduttore informale, genuino e autentico come le migliori lettere del Festival!
