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Antonio Cornacchione legge la lettera che accorcia le distanze e celebra il sogno di tanti ragazzi.

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Antonio Cornacchione ha portato sul palco della Casa delle Arti le emozioni racchiuse nella lettera di Martina Dei Cas, vincitrice del premio speciale Writing the distance. 

Con la sua lettera Martina ha dato voce a milioni di bambini e ragazzi che a causa della guerra si vedono negato il diritto all’istruzione, giovani a cui “non servono scuole belle come castelli, ma adulti coraggiosi, che ci aiutino ad imparare anche nelle circostanze più avverse. Perché tu, cara scuola, non sei un luogo. Ma un sogno fragile. L’unico capace di cambiare in maniera durevole il destino di popoli e Paesi”. 

Per leggere la lettera, clicca qui. 

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Lettera a Tema libero: vince la lettera di Antonella Bedon, interpretata da Amanda Sandrelli

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È una commovente dedica al padre e un ringraziamento per tutti i suoi sacrifici e insegnamenti quella di Antonella Bedon, vincitrice della Lettera a tema libero. A leggerla, commossa, è Amanda Sandrelli.

Di seguito il testo della lettera.

Mio padre era del 1945, ultimo di 5 figli. Forse una storia come tante che avete letto, ma per me lui era quell’uomo sognatore di una vecchia canzone di Gino Paoli “eravamo 4 amici al bar che sognavano di cambiare il mondo”. Lui era l’ultimo rimasto in quel tavolino, con quei sogni nostalgici.
Non è stato aiutato dai miei nonni a mantenersi agli studi: faceva autostop per tornare dall’Università, dormiva spesso in qualche panchina a Cagliari, la mattina presto portava il pane fresco nei negozi, d’estate faceva il manovale (e questo un po’ mi fa ridere perché manualmente era un po’ imbranato).  Nella carriola teneva aperto Il Sole 24Ore. Quei giornali di quel colore particolare riempivano tutta una stanza quando ero piccola. Lo prenotava ogni giorno e poi, con tutta la pazienza che lo ha sempre contraddistinto, il sabato e la domenica si dedicava a quelle letture.

Lavorava in Banca la mattina, dopo la notte in bianco perché ero una bambina difficile e piangevo sempre. Ogni tanto andavo dalla parte del suo letto perché mamma non voleva essere disturbata. La mattina si svegliava presto e l’unica coccola che si permetteva era prendere il caffè a letto che portava mamma poi, in Banca e poi a piedi fino allo studio del Commercialista dove fino a notte tardi faceva tirocinio. 
Anche il Commercialista accanto aveva i suoi 24Ore e tanti ne ho visti negli studi di amici commercialisti, ma quelli di mio padre avevano odore di fatica, sudore, sogni mai avverati, perché dopo ti scontri con una realtà che manda avanti i più scaltri, i conformisti. Mi ricordo che i termini di quel giornale erano per me difficili. 

Ogni tanto ho letto anche degli articoli dove facevano una “lista” delle Università migliori d’Italia e tante volte, con dispiacere, mio padre non leggeva che in quella lista ci fosse l’Università degli Studi di Urbino Carlo Bo: ha rinunciato a tutto per farmi studiare lì.
Non so chi compilasse certe tabelle, so solo che tutto quello che ho imparato lo devo ai professori che ho avuto a Urbino, a mio padre che ha rinunciato a tutto affinché i miei sogni potessero avverarsi e affinché con quel tipo di formazione non mi facesse più paura Il Sole 24 Ore. Avrei solo voluto che mio padre avesse potuto vedere la donna che sono diventata grazie a lui: ora quel giornale dal colore particolare NON MI FA PIÙ PAURA. 

Grazie Papà per l’uomo che sei stato, per quanto mi hai fatto sognare e per tutte le volte che mi hai detto di non mollare. Anche adesso mi metto a leggere Il Sole 24Ore perché mi ricorda te e tutti i sogni che facevamo passeggiando lungo il bagnasciuga… perché eri romantico oltre ad avere una testa matematica unica. Il mio grande unico incompreso papà che amerò per tutta la vita.

Antonella

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Alice Mangione legge la lettera vincitrice della categoria Under 14, scritta da Greta Ruscitti

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È di Greta Ruscitti la lettera vincitrice della categoria Lettera Under 14: un messaggio importante di libertà per tutte le donne, lanciato da una giovane ragazza e interpretato da Alice Mangione. Alla giovane autrice anche il Premio alla Libertà in memoria di Ettore Carminati.

Di seguito potete leggere il testo integrale della lettera.

Carissima Donna, oggi ti vedo e mi sembri più bella, quasi un Sole raggiante di primo mattino. Quegli occhi mi sembrano divini e quei capelli sono perfettamente posati sulle larghe spalle. Anche il vestito, ti stringe la vita e gli occhi degli uomini sono tutti puntati su di te. Cammini spavalda, le altre sono gelose.
“Non hai bisogno di un libro per essere felice” ti dicono per strada e tu quelle parole, dritta e composta, le raccogli con un sorriso dipinto da un forte rossetto rosso.

Carissima Donna, oggi ti vedo e mi sembri divertita, come un pagliaccio dai ricci capelli blu. Quella bocca che si spalanca creando un ovale, un buco che permette di vedere i denti di un bianco come il latte. “Non hai bisogno della serietà per essere felice” ti dicono per strada e tu quelle parole, dritta e composta, le raccogli con un sorriso dipinto da un forte rossetto rosso.

Carissima Donna, oggi ti vedo. Ti vedo sempre, o almeno ti spero divertita, bella, spavalda e protagonista. Un giorno mi passi accanto.
“Ho un sogno nel cassetto ed è quello di renderti libera” ti dico sgarbatamente e tu ti giri, fredda. Vedo una nuova parte di te, indecisa. 
C’è un silenzio strano, tra noi, ed io lo ascolto con una paura eterna.  Poi sorridi, mostri una piccola risata anche ai passanti sul marciapiede opposto. 
Mi saluti con la tua mano ben curata e ti volti lasciando che quel vuoto possa semplicemente rispondermi “ti aspetto”.

E quindi a presto,
una ragazza timorosa di diventare una Donna.

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Stefano Nazzi dà voce alla migliore Lettera dal carcere

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La voce di Stefano Nazzi ha scandito, con ritmo incalzante, i sei passi con cui inizia la storia di Daniele C., premiato per la migliore Lettera dal carcere. Le sue parole sono state testimonianza e condivisione di una vita che porta a riflettere, sulle scelte passate e sui passi futuri. 

Di seguito potete leggere il testo integrale della lettera.

Uno, due, tre, quattro, cinque e sei…
Uno, due, tre, quattro, cinque e sei…

Si dice che prima di parlare, prima di agire, bisogna contare fino a dieci, ma questo mio contare fino a sei, sono i passi che percorro ogni giorno nella mia stanza, per meglio dire la mia cella.
In questo posto, contare ti viene automatico, noi detenuti siamo i primi ad essere contati, poi contiamo i giorni, i mesi, i passi, le scale, tutto ciò che incontriamo lo contiamo, ma soprattutto il nemico principale che contiamo quando siamo rinchiusi qui dentro è il tempo!
Già, il tempo può essere una cosa a tuo favore o a tuo sfavore, dipende dalle circostanze, quando siamo piccoli, non si vede l’ora che passi il tempo per diventare grandi e quando si è grandi vorremmo che il tempo non passasse mai.
Ma, purtroppo, il tempo ci sfugge dalle mani. 
È da quando ho perso la libertà, che mi rendo conto di quanto tempo è passato per arrivare dove sono e soprattutto cos’ è accaduto per farmi finire qui dentro. 

C’ è un film di Robert De Niro, “Bronx”, di cui una frase è rimasta sempre impressa nella mia mente e molte volte me la dico a me stesso “non sprecare il tuo talento”.
Questa frase risuona nella mia testa ogni volta che mi imbatto nei miei ricordi e mi spoglio di tutte le mie sicurezze, di tutte le cose che avevo, ripeto a me stesso “ho sprecato il mio talento”.
Le mie scelte sono state sbagliate in tutto ciò che ho fatto, le mie energie, il mio talento li ho applicati in scelte sbagliate.
Mi sono fatto condizionare da quel mondo che è tutto apparenza e dove la notte regna in maniera incondizionata, quando poi non è nulla, è solamente un mondo che è frutto di una società moderna malata, dove non c’è nulla di reale, ma l’unica cosa che ti porta è quella di essere una persona che non sei.
Una persona che resta in agguato nel vuoto, nella paura, soffocata da contorni. 
Come vorrei, domani, svegliarmi e ritrovarmi bambino per essere guidato verso un mondo pieno di colori, di bellezze, di splendidi orizzonti, di sorrisi, di sogni, di tanti talenti da applicare ed insieme, cantando alla vita, saltellare uno due tre quattro cinque sei… perché così il talento fiorisce e mi renderà forte, e con questo dono dentro di me cercherò un pochino di rendere più bello questo mondo con un cielo di stelle da guardare.
Non sprecate il vostro talento.
Vi voglio bene.

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