Vincitrice premio speciale writing the distance 2018

 

Ho potuto scegliere di difenderti, il luogo in cui sei nato, i vestiti che avresti indossato, il cibo che avresti mangiato ma non ho potuto scegliere chi sei. Quando ho scoperto che stavi crescendo dentro di me ho iniziato a fantasticare idee e progetti fantastici sul tuo futuro: avresti parlato quattro lingue, avresti studiato il pianoforte, la batteria, il basso, il violino…a tre anni avresti seguito lezioni di krav maga, ti saresti laureato, saresti diventato un adulto responsabile e avresti viaggiato per il mondo…saresti stato libero e felice.

Ho creduto che il mio piano si sarebbe realizzato, fino a quando hai cominciato a dare segnali diversi, che non avevo mai visto prima. Hai iniziato a crescere e disegnare la tua vita in un modo diverso dal resto dei bambini che avevo incontrato fino ad allora; l’ho notato quando ti chiamavo ripetutamente per nome e non ti voltavi verso di me, l’ho saputo per il modo in cui agitavi le manine quando eri felice, me lo sentivo ogni volta che ho cercato di trovare i tuoi occhi e questi hanno schivato i miei, lo sapevo e tutti mi hanno detto che mi sbagliavo, che eri ancora piccolo.
Ho riempito i miei giorni di incertezza e di paura per non sapere cosa sarebbe stato del tuo futuro, perché conosco il mondo orribile e crudele in cui viviamo. Odio pensare che le persone non vogliano accettarti, che i bambini della tua età non vogliano fare amicizia con te, che la gente ti indichi come diverso.

Figlio mio, che cosa posso dirti? Mi sto logorando con una valanga di pentimento per non essere stata una madre migliore, per essere rimasta con il dubbio invece di uscire a cercare quella risposta che mi faceva paura e che aveva per nome AUTISMO. Vivo con il rimorso per tutte quelle sere che ho passato stesa sul letto con lo sguardo perso fuori dalla finestra, con questo mostro che alle volte entra nella mia testa e mi fa credere che io non dovrei esistere.

Gavrilo, ti amo per tutto ciò che sei, ti amo e mi basta per avere un motivo per alzarmi di nuovo, per rinnovare la mia fede e le mie speranze, per cercare la forza che si trova sepolta nel mio cuore e prendere la tua mano per guidarti nella vita. I ragazzi con autismo esistono e hanno bisogno di essere accettati, hanno bisogno di amore e pazienza. I ragazzi come te sfarfallano perché sanno di essere capaci di volare più lontano di noi, quelli che hanno il coraggio di chiamarsi “normali”, quando a volte sanno che sono i primi a mettere limiti al proprio cammino. A volte penso che sia stata proprio una cosa del destino che il risultato del tuo esame si tingesse di blu e credo fermamente che io e tuo padre siamo stati scelti per diventare i tuoi genitori, che un essere supremo ha visto che io avevo bisogno di trovare un motivo per andare avanti, dare un significato alla mia vita e tu sei stato la risposta a tutto.

A te è toccato essere un supereroe, e i supereroi devono allenarsi il doppio per realizzare i loro compiti, per essere pronti a condurre una vita comune quando diventano più grandi; a te toccherà sforzarti un po’ di più, provare ancora e ancora, ma non avere paura, io sarò con te.

Sono felice di tenerti nelle mie braccia, di vedere come migliori giorno dopo giorno, di osservare come riempi di amore la mia vita con ogni sguardo ed ogni sorriso che posi su di me e di sentire come accendi il mio cuore col tuo respiro. Voglio vederti crescere, voglio esserci quando avrai bisogno di me, voglio restare al tuo fianco. Mi hai lasciato un’ancora così grande nel cuore fin dalla tua prima apparizione in quell’estate del 2015, quando finalmente ho incontrato l’ultimo frammento di amore che mi mancava, dove ho potuto vedere il mondo con occhi diversi: attraverso di te.

Susana

 

Susana Amaro Flores