Vincitrice tema libero 2018

 

La cosa più bella che possa capitarti a 14 anni è innamorarti. Capita, l’amore “capita”. E non c’è verbo che tenga. È forza impersonale ed irrazionale, l’amore. Accade, quando non sai ancora bene come funzioni il tostapane. Più acceso del “voler bene”, dai semitoni del primo, timido abbraccio.

Accade, appunto.

Normale che tu non sappia bene come funzioni. L’amore, prima era il bacio della nonna, il poster dei Take That in camera tua. E Dylan, di Beverly Hills. Un passo prima degli esseri umani, uno dopo la tua collezione di Barbie. Poi un giorno, irrompe. In piena teoria, nel pieno dello spalancarsi di occhi intenti ancora a fissare sogni. Si veste di suoni, l’amore a 14 anni: la notifica dell’sms, non lo squillo dell’amica, non la chiamata della mamma. Ma una busta: nera, su fondo verde.

“Da: 338xxx”: no, quel numero non è in rubrica. “Ciao, come stai? Ti va di uscire una sera di queste? ah, sono xx”.

“O-ccazzo” (ed altro non ti viene in mente).

Perché, ok, l’amore capita, ma stavolta era “proprio lui”. Così improvvisamente da sapiens sapiens a paramecio è un attimo. Capita, l’amore. Ma lui, “lui” era “la” cotta di quattro anni prima che in quel momento si stava materializzando sotto le mentite spoglie di un sms. Ora (ancora fatichi a crederci) era “lui” che cercava te.

Capita, l’amore. E proprio perché non l’avevi messo in conto, l’armadio non s’era adeguato ai nuovi sentimenti: jeans da un lato, caotico ammasso di felpe dall’altro. Il sentimento che nasce non lascia immune nessuno, figurarsi gli armadi: il tuo, per esempio, si stava preparando ad accogliere vestiti “da femmina”; il bagno, i trucchi; il walkman… dei lenti.

Lui. Lui ha la patente. Tu fino al giorno prima ti premuravi ancora di prendere rovinose cadute dalla bicicletta, immersa com’eri in un brufoloso quanto inutile vaneggiare. E tutta giù per terra. Dieci punti. You win.

Lui, “esattamente quello” che aveva messo in pausa il tuo mondo di Barbie rendendoti progressivamente donna. Lui, il pensiero archiviato sulla scorta del “figurati se pensa a me”. Il “però quanto è bello” di quando lo incroci per strada. L’“ok, ormai l’ho perso” delle passeggiate con la sua ragazza. (Del resto, come puoi sperare s’accorga di te, acneico acaro della polvere, se quando lo incroci, cambi pure strada?). Così, nel dubbio, prendi le tue Barbie e torni a giocare.

Capita, l’amore. Come il primo appuntamento, in un diversamente anonimo venerdì sera. Il giorno dopo, scuola: machissenefrega. Il vero dramma era: cosa-cavolo-mi-devo-mettere-stasera; e come dire a mamma che mi servono vestiti da femmina.

Ci andrai con insicurezza e terrore, al primo appuntamento. Con adrenalina e timidezza che, se mal dosate, si tradurranno in rovinosissime figure di m. E le farai, ne sopravvivrai; ti mancheranno poi, assieme alla timidezza che fu.

L’amore, figlia mia, quella strana cosa che si manifesta secondo modi e forme che riterrà più consone al momento. In macchina o nel reparto surgelati. Feriali e festivi, non conosce tempi o luoghi. Capita: l’amore capita. E tutto sommato sarà il più bell’imprevisto che dovrai augurarti.

 

Alba Gallo