Vincitrice lettera dal carcere 2018

 

Caro Carcere,

mai avrei pensato di definirti così. E non sempre è così, ma mi rendo conto che se non ci fosse stato questo stand-by nella mia vita probabilmente ora di caro non avrei più nulla.

In queste quattro mura rivedi tutta la tua vita in un grande flashback di quello che eri, sei stata e ora sei e prendi consapevolezza di aver sbagliato tutto e che forse l’unico vero giorno fortunato è stato quando, ammanettata, sei stata sbattuta in una celletta della questura per poi essere portata in carcere. Niente droga e telefono, frastornata e spaventata perché non sai quello che sarà di te. Passano lentamente i primi giorni e non realizzi, non ci credi “SONO IN GALERA? STO DORMENDO? È SOLO UN INCUBO!”. Invece no, passano i mesi, inizi a capire che non sei più a casa tua a far quello che vuoi, quando vuoi, ma ci sono delle regole, orari e soprattutto agenti, che come ti possono dare ti possono togliere.

E da qui incominci a capire: a cosa servono le regole, cos’è il rispetto. Cresci un’altra volta, senza la mammina e il papà che ti coccolano nella tua cameretta sempre riordinata da qualcun altro. Cresci perché devi farlo, devi vivere e condividere il poco che hai con persone che non hai scelto e che non ti hanno scelto. Impari a mangiare quello che ti viene servito, altrimenti nulla, impari ad apprezzare e ringraziare per il piatto di pasta che solo qualche mese prima per qualche motivo stupido avevi disprezzato e buttato via.

Ripensi a tutti i soldi buttati via nei bar, nella droga, soldi che ora avresti per pagare un avvocato o un pacco di caffè. Ringrazi per il mese in cui ti viene dato un lavoro e non dovrai gravare sulle spalle del tuo compagno o di tuo padre per pagare economicamente una piccola parte del tuo reato. E intanto rimpiangi il lavoro sicuro che avevi prima di metterti in mezzo alla strada a vendere “merda” alla gente, quella stessa “merda” che si è impossessata della tua vita.

Da un giorno all’altro ti trovi nudo, inerme, privo di tutto. Tu con la tua coscienza, con i tuoi errori che ti soffocano tutto il giorno, con la domanda “PERCHÉ”, che non ti fa dormire la notte. Claustrofobia, ipocondria. Stai male e puoi, anzi devi, prendertela solo con te stessa.

Non esistono “scuse” in carcere, non esiste “ma”, in carcere esisti solo tu contro tutti i tuoi demoni. E piano piano prendi consapevolezza, con l’aiuto di una concellina a cui ti sei affezionata, di un’assistente autoritaria che però ti ascolta, di dottori, di assistenti sociali, psicologi, persone che ti fanno vedere quello che non eri capace di vedere prima. Stai male e soffri, ma soffri per le tue scelte e stai male perché prendi consapevolezza che, oltre a te stessa, sai d’aver fatto male anche alle persone che ami. E nonostante la delusione che hai dato loro si presentano sempre ai tuoi colloqui, ti mettono le tue brioches preferite nel pacco e ti fanno sentire amata nonostante tutto.

Caro Carcere, grazie per avermi aperto gli occhi, anche se per te di lacrime ne ho versate tante, davvero tante. Grazie per avermi fatto vedere la “persona” che ero diventata e per avermi ridato la possibilità di riscattarmi, di ricominciare. Grazie per avermi dato la possibilità di rinascere un’altra volta.

Ma adesso tocca a me!

Gloria

 

Gloria Bosio