Lettera d’oro 2014

LETTERA A UN SOGNO

di Elena Briganti

Lettera ad un sogno.

Ecco, a proposito di sogni: ma i professori se li sognano la notte questi temi di merda?

Me la immagino proprio l’incartapecorita Ramilli, gongolante al pensiero della sua ultima geniale trovata per infliggere sofferenza agli studenti: tema a casa “Lettera a un sogno”.

Cosa vorrà che le scriva? Qualche banalità trita e ritrita su giovani e crisi? O una lista di stereotipi adolescenziali completa di social network, amore per i vampiri, sex, drugs & dance music?

Quante idiozie. Manco ce l’ho Facebook, io. Sono semplicemente una semi-normale diciassettenne al quarto anno di Liceo Scientifico, che vive in una famiglia semi-normale come tante: un babbo assicuratore, con la fortuna di avere la certezza di un posto fisso e ben pagato; una mamma con un impiego part-time come segretaria in un ufficio; e Simone, un fratello laureato in Biotecnologie con il massimo dei voti, protagonista dell’unica incrinatura del nostro quadretto familiare: ormai da 20 mesi è disoccupato, senza alcuna reale prospettiva di trovare lavoro, e sta valutando seriamente l’ipotesi di accettare un’offerta come cassiere al supermercato.

Io non so qual è il mio sogno, ma so qual è quello di Simone: volare.

Mi ha spiegato che il volo rappresenta per tantissime specie di insetti la fase finale, l’obbiettivo ultimo della loro vita. Passano la maggior parte della loro esistenza come esseri striscianti e come larve, e poi all’improvviso si trasformano e passano l’ultimo giorno della loro vita volando. Non mangiano neanche, al massimo fanno sesso. E volano, punto. Volano per catapultarsi verso la morte, o forse verso un’altra vita migliore, verso un cielo più bello in cui volare.

A Simone piacerebbe volare: vorrebbe passare a quella fase in cui si vola e basta, e non ci si deve preoccupare di coincidenze, lavoro, cibo, acqua, water, sonno, stupide e ripetitive quanto indispensabili funzioni fisiologiche. Gli ho sentito dire con una calma che mi ha spaventato che forse calarsi nella parte di Peter Pan e volare giù dalla finestra non è la soluzione migliore, ma a volte, quando pensa al monotono “bip” della merce che passa sul lettore di codici a barre del Conad, non vede alternative. Non riesce a fare a meno di sentirsi solo un bozzolo. Il che non è per forza una cosa completamente negativa, non crede di essere una nullità totale, anzi: sa di essere un ragazzo intelligente, che ha completato brillantemente il suo corso di studi. E nonostante questo si ritrova immobile nel corso della vita, come un bozzolo: incatenato e dunque inutile, infinitamente provvisorio.

C’è una frase di Calvino che dice: “Alle volte uno si crede incompleto ed è soltanto giovane”. L’ho letta ne Il visconte dimezzato. Libro che verosimilmente la Ramilli non ci farà mai leggere perché non fa parte del programma ministeriale: non c’è tempo, bisogna fare Leopardi e Foscolo, e figurati se si arriva a fare Calvino. Però a volte a un venticinquenne che non trova lavoro farebbe piacere sapere che se ti senti perso e senza una direzione non sei un matto o uno scansafatiche, ma solo una persona giovane in un paese per vecchi. Ma questo non l’ha insegnato nessuno a Simone: in Vª superiore ha fatto orientamento, tutti gli hanno presentato scintillanti e promettenti facoltà, e nessuno l’ha preparato a quello che sarebbe venuto dopo, all’ingresso nell’affollato mondo dei disoccupati. Nessuno gli ha mai fatto leggere Il visconte dimezzato.

Io non voglio che Simone faccia solo un breve volo d’addio, vorrei poterlo vedere trasformarsi in una farfalla longeva: non so se esistono, ma a volte capitano anche le mutazioni genetiche, le eccezioni. Vorrei che potesse essere una mutazione genetica. Vorrei che uscisse da quel bozzolo fatto di disoccupazione e supermercati, ma anche che traghettarsi dritto nella morte non fosse l’unico modo di uscirne. Però mi sento così impotente e priva di parole e soluzioni, così sciocca a proporgli come panacea un aforisma di Calvino. Vorrei potergli dire quanto mi sentirei giovane senza di lui.

Ma questo non interessa assolutamente alla Ramilli, non è quello che vuole leggere. Quindi, sarà meglio che mi dia una mossa e scriva qualcosa che possa accontentarla, perché domattina qualcosa dovrò pur consegnarle.

Caro diario,
il mio sogno più grande è ke i miei amici su FB diventino finalmente 1000…